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Cristianesimo e Islam, religioni sorelle nella comune Alleanza di Abramo; Gesù e Muhammad (Maometto) come compimento dell'Alleanza di Abramo; non due esperienze a sé stanti, ma due esperienze parallele e intrecciate; il perché del sì al dialogo e del no allo scontro; terrorismo, devianza eretica in quanto contrario all'Alleanza di Abramo.

Viviamo in un'epoca di grandi spostamenti migratori di migliaia di persone diverse per cultura e religione, soprattutto islamici. Tutto questo porta alla difficile ricerca di una convivenza e di una possibile comprensione.

Spesso vediamo l'Islam come una religione diversa, per molti secoli la abbiamo vista come una religione completamente sbagliata e perciò causa, almeno formale, di tanti conflitti. In questo articolo proverò a proporre una diversa visione dell'Islam che parte dalle affinità che questa religione ha con noi.

La storia dice che l'Islam è nato nel settimo secolo, quando il profeta Muhammad (Maometto) ricevette il Corano (il libro della Rivelazione, scritto di proprio pugno da Dio) dall'Arcangelo Gabriele, ma i libri di storia spesso non spiegano con chiarezza il terreno culturale su cui questa Rivelazione andò a poggiarsi. La conoscenza di questo terreno culturale, invece è molto indicativa delle affinità dell'Islam con l'Ebraismo e il Cristianesimo.

Per questa ricerca è necessario andare molto indietro nel tempo, fino almeno a cinquemila anni fa, quando visse Abramo, il mitico fondatore del monoteismo. Questo personaggio, dopo il suo viaggio dalla Mesopotamia alla Palestina ebbe due figli, Ismaele (il maggiore) e Isacco (il minore). Sappiamo che Isacco fu il capostipite della religione ebraica, ma se leggiamo con attenzione il libro della Genesi, veniamo a conoscere anche che Ismaele, scacciato dall'accampamento del padre, visse nel deserto d'Arabia e fece conoscere l'unico Dio a quelle genti. Di questo ne abbiamo prova anche in seguito. Leggiamo infatti nel libro dell'Esodo che Mosé, esiliato dal faraone, trovò rifugio nella terra di Madian (nell'attuale Sinai) dove fu accolto dallo sceicco Jetro e diventò pastore delle sue greggi fino alla chiamata di Dio. Lo sceicco Jetro, non era discendente di Ismaele, ma il popolo di Madian, di stirpe arabica, credeva nell'unico Dio, nel Dio di Abramo e di Ismaele.

La situazione rimase molto simile per secoli. Gruppi tribali più o meno numerosi vagavano nomadi nel deserto arabico credendo nell'unico Dio, con cultura e tradizione simili a quelle ebraiche. Solo nel settimo secolo visse Muhammad, che predicò il Corano e unificò le tribù in un unico grande popolo. Successivamente i califfi e i carovanieri completarono l'opera facendo estendere l'Islam dal nord Africa fino all'Indonesia.

Fin qui abbiamo visto che ci sono grandi affinità tra Cristianesimo e Islam, non solo grandi differenze. Possiamo quindi definire i musulmani, come anche gli ebrei, "nostri fratelli nella fede".

Perché allora tutta questa difficoltà nel trovare un dialogo comune? Questo non è solo un problema storico, ma deriva spesso anche dall'organizzazione che l'Islam ha al suo interno. L'islam non ha una sua comunione di fede come il Cristianesimo. E' come un collage di grandi e piccole comunità, da grandi comunità nazionali e cittadine fino a piccole comunità di villaggi o di singole famiglie. Tutte queste comunità hanno in comune solo la lettura della Rivelazione del Corano, ma spesso la sua interpretazione può differire di molto da comunità a comunità. Le comunità più grandi hanno a disposizione le Moschee, in cui spesso avviene una formazione teologica molto approfondita degli Imam (le guide spirituali dell'Islam, nell'Islam manca un vero e proprio clero poiché la fede islamica non ha bisogno di intermediari), ma spesso nelle comunità più piccole gli Imam, anche se spesso dotati di grande fede e di grande buona volontà, mancano di una preparazione teologica sufficiente a espletare il loro compito, spesso derivata solamente da una formazione di tipo catechetico o semplicemente di insegnamento familiare. Questo può portare talvolta alla nascita di devianze, soprattutto se esasperate da tensioni politiche, economiche e sociali. Come hanno più volte dichiarato i più autorevoli esperti di teologia islamica, formati nelle più importanti moschee, queste devianze, soprattutto se violente, non fanno parte dell'Islam e chi le dirige o chi vi partecipa può essere considerato un eretico. E' vero che nel Corano si parla di "guerra santa", ma non necessariamente questa va combattuta con i metodi cruenti di una qualsiasi guerra.

Dalla mia esperienza a livello locale i musulmani, soprattutto se giovani, sia pure desiderosi di rispetto per la loro religione, sono disponibili alla reciproca conoscenza e al dialogo culturale, perché vogliono diventare parte del nostro popolo, condividerne le leggi e le conoscenze scientifiche e letterarie, partecipare pienamente alla vita civile. Conosco persone e famiglie del mio paese che collaborano a cementare amicizie intense e profonde con persone e famiglie musulmane e questo dimostra che questo cammino è possibile. Il cammino però sarà lungo e difficile.

Per una comprensione e una convivenza pacifica tra le religioni occorreranno sicuramente molti anni di pazienza e di lavoro alacre di cucitura di rapporti di amicizia tra persone e famiglie. Come sappiamo, l'ignoranza è la madre di tanti conflitti e la conoscenza è la madre della concordia. Non so quante bombe ancora dovranno scoppiare negli autobus, non so quanti campi di Guantanamo ci copriranno ancora di vergogna, non so quante spose rimarranno ancora sepolte vive in casa per colpa del marito "padre padrone", non so per quanto ancora politicanti da strapazzo otterranno posti di potere inneggiando al razzismo, ma è venuto ormai il momento di cercare una nuova strada perché la strada delle crociate e della Battaglia di Lepanto ha solo ritardato l'inevitabile, quella strada ha fallito!

Luca Andreetta