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Morire, andare verso la Vita Eterna, partecipare della Gioia del Paradiso, un distacco temporaneo dalle persone che si amano per incontrarle di nuovo un giorno; non lacrime, ma gioia perché si sono spalancate le porte del Paradiso.
Sicuramente molti di noi durante le feste di Ognissanti e dei defunti si saranno recati a far visita alle tombe dei propri cari. Il culto dei morti è una tradizione antica, che ha accompagnato l'umanità fin dalla preistoria, ma che anche il Cristianesimo ha riconosciuto e fatto propria. Infatti, essendo il corpo Tempio dello Spirito, esso va onorato anche quando, con la morte, diventa un involucro vuoto e senza vita, destinato a dissolversi nel riciclo della materia.
Ma, nel culto dei morti cristiano, non bisogna confondere il cadavere (il corpo, l'involucro, il Tempio dello Spirito che si disfa - "sei polvere e polvere ritornerai"--) con il defunto (lo spirito del morto, che vive in eterno). Infatti Gesù ha promesso a tutte le persone la Vita Eterna presso il Padre. Quindi il culto dei morti viene rivisto attraverso questa prospettiva: una vita di gioia eterna, una sola cosa con il Padre, immersi nell'amore, in un luogo senza dolore (il Paradiso).
Sicuramente sappiamo che al momento della morte ognuno verrà giudicato dal Padre in base alle opere d'amore compiute in vita e che in base a questo giudizio sarà destinato alla pena eterna dell'Inferno, alla gioia del Paradiso, o a un periodo di espiazione intermedio in Purgatorio. Però sappiamo anche che la Misericordia del Padre è fuori da ogni misura umana, pertanto possiamo ragionevolmente supporre che qualunque persona, anche fra i più grandi peccatori, andrà in Paradiso.
Spesso però vediamo la morte come il momento finale dell'esistenza umana, una fine senza ritorno, un punto finale prima del nulla. Spesso percepiamo la morte di una persona cara come la fine inesorabile di una relazione, una persona che ci viene strappata per sempre e non esiste più. Questo distacco inesorabile spesso viene vissuto in modo tragico, con grandi sofferenze, talvolta addirittura con grandi ferite psicologiche che si protraggono per anni, forse per tutto il resto della vita.
E vero! Siamo stati creati anche in grado di provare dolore e quindi non potremo mai estirparlo del tutto. Ma la Rivelazione della Vita Eterna ci dà delle certezze che ci consentono di andare oltre il dolore, di arrivare addirittura alla gioia!
I defunti non ci lasciano, non si staccano da noi. Vivono in eterno nel Paradiso, ma si mantengono ancora vicini a noi. Non serve un medium per comprendere questo! Basta pregare sempre per loro e saremo in comunicazione tramite il nostro cuore. Forse non ci daranno i numeri del lotto, ma sicuramente verso di noi saranno prodighi di consigli e di affetto e potranno intercedere verso il Padre per le nostre necessità. Credete e il Padre sarà con voi!
Allora smettiamola di piangere per la morte! Cominciamo quindi a gioire per la Vita Eterna!