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da "IL FOGLIETTO" ANNO 77 - N.2-3 - Aprile-Settembre 2008

KARIBU TENA!
ASANTE SANA!

Il pensiero che qualcuno dei lettori del Foglietto segue con interesse i viaggi del p. Generale e attende con curiosità di leggerne la cronaca, o quantomeno di guardare le fotografie, mi invoglia ad aprire il file dei ricordi dell'ultimo viaggio in Africa per farne parte agli amici.
"Ma dove sarà andato questa volta? Ma lei ha la fortuna di girare il mondo! Non ha bisogno di qualcuno che ti porti le valige?"
Lo scorso agosto era prevista nel calendario della così detta "visita canonica" anche la visita alle due comunità che compongono la nostra missione africana: Nairobi e Mwanza. Questa volta mi sono davvero portato dietro un segretario, - il carissimo amico Pietro Mazzolari - il quale invece di portare le mie valigie si è caricato non poco le sue di leccornie varie (salumi e formaggio!) che hanno fatto la gioia dei nostri missionari. E mentre io visitavo "canonicamente" e fraternamente le nostre due case, Pietro (ma per gli intimi, Pierino), esperto elettricista e tuttofare, si dava da fare a mettere a posto lampadari, spine e interruttori. Ma lo scopo del suo viaggio era ben preciso e definito alla partenza.
La visita è cominciata con la Messa, sì con la Messa che celebro sempre anche di buon mattino prima di imbarcarmi. Non tanto per la paura del volo (presto dovrò iscrivermi al corso per superare il panico da volo), quanto per chiedere la benedizione di Dio sui kilometri, sugli incontri, sulle persone che vado ad incontrare.
Prima tappa Nairobi. A Dagoretti Corner, in un angolo quasi appartato di una trafficata strada della grande capitale kenyana, non lontano dalle Sorelle Canossiane e da altri istituto religiosi, anche i Canossiani hanno trovato casa. Una bella casetta per la verità, comoda per la scuola, adatta ad accogliere una ventina di aspiranti di filosofia. Attorno un bel parco con piante da frutto e da giardino. Il senso pratico dei padri ha trovato spazio per un orticello e anche per il pollaio. P. Yosef e p. Paulo - l'uno di Timor Ovest (Indonesia) e l'altro di Timor Est; ambedue missionari ad gentes della delegazione Filippina - compongono la piccola comunità religiosa che si occupa della animazione vocazionale nella regione, e della formazione degli aspiranti. Attualmente sono presenti in casa Florian del II anno di filosofia, e sette giovani congolesi che frequentano un corso propedeutico.
Ogni giorno abbiamo avuto la gioia di concelebrare nella cappellina di casa, ricavata con gusto e semplicità dal soggiorno. Non vi sono molti registri da controllare, ma i giorni passano in fretta tra incontri personali, appuntamenti dal notaio che segue la pratica del riconoscimento governativo. I sorrisi e la disponibilità che si trovano nelle persone e negli uffici non semplificano la burocrazia che anche qui è estenuante e sembra incepparsi ad ogni passaggio di carte.
Sembrano lontani i giorni delle violenze provocate dallo scontro elettorale per le elezioni presidenziali dello scorso gennaio. E tuttavia le grandi baraccopoli di Nairobi - quella di Kibera è a poca distanza da casa nostra - sono lì come polveriere dormienti, gonfie di gente che vive di espedienti e di fortuna, ammassata in baracche di lamiere e cartone, senza strade e senza servizi di alcun genere, pronte ad esplodere alla prima occasione. Un richiamo anche per la nostra comunità a non allontanarsi dai poveri, ma a farsi coraggio ed entrare in quei meandri di umanità offesa.
L'ultima sera Pietro va a far spese nel vicino supermercato e per la conclusione della visita canonica offre la pizza a tutta la comunità; con l'insalata delle Canossiane, abbiamo fatto una cena quasi italiana.
Il mattino del 6 agosto, quando partiamo per Mwanza, all'aeroporto abbiamo la bella sorpresa; gli impiegati non vogliono sentir ragione e a malincuore, ci tocca pagare i 36 kili di sovrappeso se vogliamo portare con noi a Mwanza il prezioso carico di formaggio e salumi.
Dopo quasi una giornata di ritardo si parte e con un volo con vista mozzafiato sulla cima innevata del Kilimanjaro, finalmente a sera siamo alla seconda tappa del viaggio, Mwanza. Troviamo ad attenderci p. Andrea che ci accompagna ad Igoma, non senza averci prima fatto sperimentare cosa voglia dire bucare una gomma della macchina in mezzo al traffico e alla gente che accorre curiosa e divertita dallo spettacolo degli "wazungu" che si cambiano da soli la ruota.
La missione è un cantiere. Operai vanno e vengono, donne che portano l'acqua. Tra i massi granitici e i cespugli bruciati dal sole - siamo nella stagione secca - dove neanche le capre di p. Andrea riescono a trovare qualcosa da mangiare, noto i tetti di lamiera delle nuove costruzioni.
Parto curioso per la prima supervisione al cantiere; sono quasi completate le tre costruzioni progettate e finanziate dall'Italia: l'ampia Sala polivalente per le attività formative, con annessi laboratori; la scuola materna; le case-famiglia. Revocatus, ingegnere e capomastro locale, dirige i lavori per la gettata dei campi da gioco. Gli spaccapietre sono al lavoro sotto il sole cocente, con mazze e carbone acceso, per liberare il terreno dai massi affioranti. Altri muratori sono all'opera per finire la casa famiglia. Manca l'impianto elettrico, ma è per questo che è arrivato l'amico Pietro esperto elettricista. È necessario portare la corrente ai vari edifici. La manodopera non manca.
Quello che colpisce è il ritmo serrato delle attività che si svolgono in parrocchia. Ogni giorno i gazebo sono occupati da riunioni con ragazzi, giovani o adulti. Come un sottofondo, i due cori della parrocchia si alternano a fare le loro prove.
P. Thomas segue la pastorale parrocchiale; la visita a tutte le famiglie è quasi completata; bisogna organizzare le comunità di base e la catechesi. Molte coppie chiedono il battesimo dei figli e di essere preparate a celebrare il matrimonio. L'ufficio parrocchiale, dove sr. Salvatrix è la solerte segretaria, è assediato quotidianamente da una fila di persone che vengono a chiedere qualcosa o hanno un problema da esporre.
P. Andrea, superiore, provvede alla comunità, visita i villaggi; accompagna la distribuzione degli aiuti alle famiglie più povere. È responsabile dei progetti, del cantiere e degli operai. Con lui inauguro il laboratorio di cucito per ragazze, realizzato con l'acquisto di macchine da cucire cinesi, in attesa di quelle che arrivano col container.
Mi presenta la catechista Maria che sarà la "mamma" quando partirà l'accoglienza nella Casa Famiglia. Ma soprattutto, p. Andrea, fa esercizio di pazienza ... perdendola spesso, con qualche sfogo in italiano! Il suo hobby è la coltivazione dell'orto, in un mixer di verdure locali e importate, ma che - ahimè! - è ora ridotto a deserto dagli assalti delle capre affamate!
P. Mimmo - Baba Dominìko - che già si destreggia molto bene col Swahili - è il responsabile dell'oratorio e dei progetti formativi. In cantiere vi è la scuola per ragazzi sordomuti che non possono accedere a scuole speciali; la biblioteca che attende l'arrivo del mobilio e dei libri. Con due maestri in pensione, due panchine e una lavagna, è avviato il doposcuola con una ventina di ragazzi. A gennaio partirà la scuola materna, per i bambini della parrocchia e della zona.
Le giornate scorrono veloci ad Igoma tra incontri, visite in città per le spese e il cambio, o per andare al Dispensario (per scoprire di avere la malaria!) dove lavorano le Sorelle Canossiane di Mwanza. Siamo nella stagione secca; grossi nuvoloni scorazzano per il cielo, ma ancora non si decidono a portare la pioggia.
Nonostante il secco le papaie sono cariche di frutti. Una vera manna per la salute, questo frutto. Pensando ai ragazzi che frequentano il doposcuola, o riempiranno la scuola materna, mi viene l'idea di prepararne marmellata. I primi invitati all'assaggio sono un po' perplessi, ma poi il risultato convince. Si potrebbe dar vita ad un "biashara" (attività commerciale) per il sostegno della missione!
Poco lontano dalla parrocchia la congregazione ha acquistato circa un bel terreno. Un sogno nel cassetto: realizzarvi una casa di formazione per i giovani e un piccolo centro di spiritualità. È terreno buono da coltivare e vi è la possibilità di avere acqua abbondante per la casa, per i campi e per l'allevamento degli animali.
Più che un "volontario" Pietro è un grande amico. Rientrato da Mugana (dove lavora la zia suor Pierrosa) subito si mette all'opera per la sistemazione dell'impianto elettrico. Dopo molte telefonate finalmente arriva la struttura in ferro sulla quale Pietro installerà i pannelli solari a suo tempo donati dal gruppo Missionario di San Giobbe (VE).
Mama Anna, la nostra domestica e tuttofare, non solo è capace di danzare nelle liturgie col fuoco sulla testa; è anche una brava cuoca. P. Domenico cerca di insegnarle come cucinare all'italiana. Ma lei insiste nel farci gustare il pesce del lago Vittoria, l'ugali e la mchicha, o lo stufato di capra. Per una buona spaghettata dobbiamo arrangiarci.
Non mancano le sorprese. Se senti un malessere quasi influenzale, una febbriciattola che sale alla sera, possono essere i sintomi della malaria. Questo killer silenzioso - portato dalla silenziosa zanzara anofele - uccide ancora oggi più di un milione di persone all'anno nel mondo.
Ma sono i volti che rimangono nel cuore. I volti e gli occhi, i sorrisi che parlano di accoglienza e pazienza, di amore alla vita.
Il volto furbo di Rafael, il moccioso di cinque sei anni che non da tregua, e ti sta alle calcagna finché non gli dai una caramella e un po' di attenzione.
Il volto del ragazzo di strada che, giù in città, riconosce p. Andrea, ci ferma e gli chiede con ansia quando lo aiuterà ad andare a scuo ...
O il volto di Tobias - lo ricordate? - instupidito dalla febbre (e dalla fame?), con 40 di febbre; non c'è altro da fare che dargli qualcosa da mangiare e portarlo al dispensario per la flebo di chinino.
I volti dei giovani che arrivano in parrocchia per dare una mano, per chiedere quando aprirà l'oratorio, quando si potrà giocare, quando gli si potrà dare una mano per riprendere la scuo ...
I mille volti della gente che la domenica riempie la chiesa e nonostante le quasi due ore di Messa, sta lì a pregare e a cantare.
Tutti i volti che domenica 17 agosto ha affollato la spianata del centro parrocchiale per la festa di inaugurazione dei nuovi edifici. Sono venuti dal centro e dai villaggi. Tutti hanno preparato qualcosa, un dono, un canto o una danza. Come per incanto tutto è stato pronto. La giornata è cominciata con la benedizione della mucca che "sacrificata", è stata preparata per il pranzo da una squadra di cuochi.
Fin dal mattino la gente arriva e prende posto sotto i tendoni. Dalle 8 del mattino fino alle 12.30 una lunga celebrazione con una ventina di matrimoni, più di trenta battesimi di bambini; alla fine i discorsi ufficiali di saluto e di ringraziamento per quanto grazie ai Benefattori si è potuto realizzare per il bene della comunità di Igoma.
Alle 14, si riprende con un pellegrinaggio in cui tutta la gente ci accompagna alla benedizione del campo sportivo, del "Chekechea" (scuola materna) e infine presso l'Ukumbi (la sala polivalente) per il taglio del nastro e inaugurazione.
Poi l'accoglienza degli ospiti in sala, la performance di gruppi in danze e canti, al suono dei tamburi, i doni offerti agli ospiti venuti dall'Italia. Finalmente alle 16.30 cominciano a portare il cibo e dopo la benedizione, ordinatamente si va tutti a servirsi del pranzo. Verso le sei siamo quasi esausti e il p. Generale può salutare e ritirarsi. La festa continua fino a sera con danze e esibizioni dei giovani. Solo dopo le dieci finalmente tutti hanno lasciato la parrocchia e con la notte torna la calma ad Igoma.
Ed è già tempo di fare le valige. Le piccole piogge si annunciano con una pioggerellina sottile e i grandi nuvoloni. Tornerà il verde ad Igoma. Un augurio che anche il seme di questa presenza canossiana, - fatta di costruzioni, ma soprattutto di attenzione e di ascolto dei piccoli e di condivisione della loro vita e del loro cammino - nonostante le fatiche e le prove, germogli e cresca con la pioggia di Dio, con l'aiuto della sua Provvidenza.

Padre Antonio Papa





Igoma - Operai
Operai al lavoro nella missione di Igoma

















Igoma - Laboratorio di cucito
P. Andrea dà il via al laboratorio di cucito

















Igoma - Pietro Mazzolari
Il volontario Pietro Mazzolari trova l'acqua nel nostro terreno

















Igoma - P. Domenico e Mama Ana
P. Domenico e Mama Ana alle prese con il tradizionale fornello

















Igoma - P. Antonio, Tobias e Rafael
P. Antonio con Tobias e Rafael, dua ragazzi della missione

















Igoma - Inaugurazione campo sportivo
Il Padre Generale inaugura il campo da calcio dell'oratorio di Igoma

















Igoma - Cuochi
Cuochi al lavoro per il pranzo della festa di inaugurazione

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