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da "IL FOGLIETTO" ANNO 77 - N.4 - Ottobre-Dicembre 2008
Progetti di condivisione
alla Missione di Igoma - Tanzania
Un bilancio e uno sguardo al futuro
«La sfida dello sviluppo è emozionante e stimolante; comporta anche un lavoro presente, minuzioso, noioso. Può essere anche molto frustrante perché il successo non è automatico tanto quanto l'intenzione è buona; fattori esterni possono talvolta distruggere il lavoro di anni. Inoltre, il lavoro viene assai complicato dall'alto grado di povertà che cerca di debellare, e dalle misure che siamo talvolta costretti a prendere per spartire più equamente la carenza di povertà di cui facciamo esperienza.
Vorrei solo ricordarvi ciò che già sapete: la disperazione è il peccato più grande per il cristianesimo! Qualunque sia il problema, e per quanto siano molti i contrattempi e le delusioni, non dobbiamo cedere. Lavorando insieme (...)avanzeremo nel tempo che Dio vorrà verso il fine comune della dignità umana e della libertà per tutti» (JULIUS NYERERE)
«Quanto facciamo per liberare l'uomo da mali fisici o morali, economici o sociali, o per rispondere alle sue esigenze spirituali e religiose, (...) conduce alla rinascita dell'uomo nuovo in Cristo Gesù» (dalla REGOLA DI VITA dei Canossiani, 75).
Sforzandosi di mettere accanto queste due citazioni, una dagli scritti di Julius Nyerere, primo presidente della Tanzania indipendente e l'altra dalla Regola di Vita dei Canossiani,
i Canossiani sono ad Igoma, porzione della vasta periferia di Mwanza, dal 2005. Fin dall'arrivo di sono dedicati alla cura pastorale della comunità cristiana. Questo significa la cura della fede dei cristiani e la sollecitudine verso gli ultimi perché la fede così suggestivamente celebrata da questo popolo nell'Eucaristia trovi conferma, espressione, frutto, nella carità cristiana.
Fin dall'inizio lo sforzo e l'obiettivo sono stati quelli di soccorrere alle necessità dei più poveri e insieme, di formare la comunità cristiana alla carità. Nessuno è così povero da non poter farsi solidale con chi è più povero, per condividere.
In una realtà sociale come Igoma, perifria di una grande città africana - poveri sono quasi tutti, e le forme di povertà sono innumerevoli. Però ci sono anche gli ultimi tra i poveri e a questi vogliamo dedicare in modo privilegiato le nostre cure.
Abbiamo cercato di individuare e distinguere le necessità che hanno bisogno di una risposta urgente e quelle per le quali c'è bisogno di un lavoro di formazione a lungo termine. Alcune situazioni, soprattutto per quanto riguarda la salute e la sussistenza quotidiana, hanno bisogno di una risposta immediata e concreta (cibo, medicine, per es.). Sappiamo bene però che dovremo spendere le migliori energie soprattutto in progetti di formazione e sensibilizzazione che aiutino questa comunità e soprattutto i giovani, a progettare la loro vita in maniera responsabile e non fatalistica.
Evitando alcuni pericoli e rischi: l'assistenzialismo, per es.. Decenni di colonialismo vecchio e nuovo hanno instillato nelle popolazioni del "terzo mondo" l'idea che la ricompensa per lo sfruttamento siano l'assistenza e gli "aiuti umanitari". E' una mentalità difficile da sradicare. Per questo è necessario formare le persone alla partecipazione, responsabilizzando ad esempio le "comunità di base" perché si facciano carico di chi è nel bisogno, organizzando il "lavoro comunitario" per tutto quello che è alla loro portata.
Lo stile è quello indicato dalla nostra Regola: "condividendo" con questo popolo la nostra vita e i beni che ci giungono dalla premura degli amici che ci aiutano concretamente a portare avanti la missione. Questo aiuto è realmente indispensabile: la gente di Igoma, pur con tanta volontà di essere protagonista del suo sviluppo, è realmente economicamente povera. I nostri progetti di carità e di formazione sarebbe impossibile realizzarli e portarli avanti senza l'aiuto economico di istituzioni e benefattori.
È grazie all'aiuto consistente di una Fondazione veronese, la "FONDAZIONE SAN ZENO", alla mediazione di amici che hanno presentato la nostra domanda, e hanno messo a punto i contatti, sbrigando le necessarie pratiche, che i nostri progetti sulla carta sono diventati realtà.
Realtà anzitutto di strutture capaci e funzionali, nello stesso tempo sobrie e adatte allo standard del luogo, distribuiti nel vasto terreno del centro parrocchiale di Santa Bakhita.
La grande "Sala Polivalente con annessi 4 Laboratori". Capiente e ariosa può accogliere fino a quattrocento persone sedute, già di fatto ospita iniziative di formazione per gli adulti (la scuola di alfabetizzazione, la scuola di formazione delle donne), gli incontri di catechesi, le attività oratoriane per i giovani e i ragazzi.
Nelle quattro stanze adiacenti sono già in funzione i laboratori di formazione: il corso di taglio e cucito per le donne e ragazze (che al termine del corso vengono aiutate a mettersi in proprio con una macchina da cucire); il doposcuola per i ragazzi (che spesso non possono nemmeno permettersi la scuola governativa non avendo possibilità di acquistarsi l'uniforme).
La biblioteca, già attrezzata di enciclopedie e libri procurati da altri amici italiani, anche attraverso e-bay. Uno degli insegnamenti di Julius Nyerere, il "Padre della Nazione" dice: «L'istruzione non è un modo per sfuggire alla povertà della Nazione. E' un modo per combatterla». È sorprendente vedere la voglia di studiare che hanno i giovani, con grandi sacrifici; come devono conciliare lo studio col lavoro dei campi. Grave difficoltà è la mancanza di libri, proibitivi per i loro costi anche per gli stessi professori. I ragazzi studiano su appunti presi a scuola; chi può compera il libro delle materie che più interessano loro e poi se li prestano. Diamo così la possibilità di coltivare la sete di istruzione. Vorremmo che la biblioteca, al di là della necessità pratica, diventasse quasi un luogo di formazione alla partecipazione alla vita sociale ed ecclesiale.
Altro progetto iniziato è la scuola per i sordomuti, per dare autonomia a ragazzi e giovani che diversamente sarebbero solo un peso per le loro famiglie; questa scuola, già in funzione, è stata adottata dai compaesani di p. Andrea, gli amici di Polpenazze del Garda (BS) che intendono garantire il mantenimento e la continuità di questo progetto. Ci sono tanti sordomuti anche solo nella nostra parrocchia. A Mwanza c'è una scuola statale, che accoglie solo bambini. Tutti gli altri che per vari motivi, soprattutto per l'ignoranza dei genitori, non sono riusciti ad entrarvi, non hanno la possibilità di apprendere un sistema di comunicazione e di ricevere l'istruzione di base.
Più in là, rubando spazio ai massi e alle agavi e acacie, è sorta la Scuola Materna, chekechea come si dice in Swahili, intitolata questa a "Santa Madalena". Tre ampie sale, con una cucina, più segreteria e servizi, ospiteranno un nugolo di bambini. Il progetto parte a gennaio, sostenuto dall'Associazione Onlus "Smile" di Rovigo, che ha conosciuto la nostra missione tramite p.Thomas e intende farsi carico dell'arredamento e delle attrezzature didattiche necessarie. Si prevede di organizzare la scuola con due turni, uno al mattino e l'altro il pomeriggio, per accontentarne di più. Questo progetto permetterà inoltre di avvicinare, seguire i genitori, soprattutto le giovani mamme per formarle nell'educazione dei figli e nella gestione della casa.
La gestione di questa struttura è interamente a carico della missione; si potrà chiedere alle famiglie un simbolico contributo almeno per responsabilizzare le famiglie e senza escludere quelle che non hanno alcuna possibilità. Quando inizieremo la scuola, avremo bisogno di mantenere il personale necessario e garantire ai bambini almeno un pasto giornaliero, visite pediatriche ed eventuali cure.
Sempre con l'aiuto della Fondazione, ma anche di altri sostenitori, come il Gruppo Amici di Igoma (JUST di Verona) , di persone o gruppi di Feltre e Conselve è stato possibile realizzare il progetto delle Case Famiglia, costruendole e arredandole. Una di queste ha già cominciato a funzionare come casa di accoglienza per il gruppo di ragazzo orfani e sordomuti provenienti dia villaggi. Per evitare dispendiosi spostamenti, dal lunedì al venerdì vengono ospitati presso la missione.
Il progetto ha come obiettivo il creare uno spazio familiare di accoglienza per alcuni dei numerosi orfani creati soprattutto dalla piaga dell'AIDS. Questi orfani - non trovando più accoglienza e supporto nella famiglia allargata della parentela - diventerebbero (e sempre più sono i ragazzi costretti a questo) ragazzi di strada.
Basti pensare che su una popolazione di circa 38 milioni, il numero degli orfani in Tanzania arriva al milione, e che le statistiche delle Ong calcolano per il 2010 un raddoppiamento in tutta l'Africa sub-saariana. I ragazzi di strada vivono letteralmente nelle strade della città come mendicanti, esposti alla violenza ed essi stessi violenti, costretti all'uso di stupefacenti "artigianali" (colla o fumo di polistirolo) per assopire la fame e la disperazione.
Dalla esperienza quotidiana ad Igoma siamo costretti a condividere la cruda conclusione della scrittrice Axelle Kabou: «In Africa certi orfani vivono veramente una vita da cani, dissimulata da una terribile ipocrisia sociale».
Fatta la casa, resta la sfida di come sostenere queste case, sia nella gestione ordinaria (acqua, luce, cibo ...) sia per le spese per i singoli ospiti accolti.
Ma sono ancora molti microprogetti in cantiere e altri che cono più di sogni nel cassetto: come per esempio, il sostegno alle famiglie che ospitano bambini orfani; un centro giovanile di formazione; il gruppo di alcolisti anonimi; una videoteca (già abbiamo sperimentato con successo il cineforum!); una sala e corsi di computer. O un programma di sostegno per portatori di handicap; ne vediamo e conosciamo molti. La loro vita è molto dura. L'handicap è visto come sventura e vergogna, e il portatore di handicap è un peso enorme per la famiglia, spesso non ha nessuna speranza di recupero, ed è costretto a mendicare.
Prevenzione e riabilitazione sono parole magiche. L'accesso limitato alle cure, il fatalismo, la mancanza di strutture e operatori sanitari molte volte hanno reso permanenti e irreversibili patologie che altrove sarebbero state facilmente curate. Ecco perché, visto il gran numero di disabili e di sordomuti che abbiamo in parrocchia, abbiamo progettato di attrezzare un ambulatorio fisioterapico. Vogliamo offrire a questa gente - realmente "più povera dei poveri" - un ambiente, sussistenza, formazione, una diagnosi seria sul tipo di handicap e la possibilità gratuita di riabilitazione.
Intanto al riparo dei sei misonge (grandi gazebo rotondi sorti anche questi grazie all'aiuto di amici benefattori) continuano le varie attività formative: il catechismo, le prove di canto, il Consiglio pastorale. Più in là sono pronti i campi da gioco (calcio, basket, pallavolo) animati ormai costantemente da ragazzi e giovani che vi si scatenano.
Sogniamo insomma, e andiamo costruendo questo luogo come una grande casa della parrocchia, un centro della comunità, una piazza per i nostri giovani forse la parola che lo descrive meglio è proprio "oratorio canossiano".
«Voi Africani siete oramai i missionari di voi stessi. La Chiesa di Cristo è davvero piantata in questa terra benedetta»: sono parole di Paolo VI, riprese da Giovanni Paolo II nell'esortazione Ecclesia in Africa. Anche noi pensiamo che la nostra presenza missionaria in Africa debba essere sempre più "africana"; abbiamo speranza che questo possa succedere. P. Thomas ci sta aiutando a "tradurre" il nostro spirito canossiano in lingua swahili. In Italia stanno completando la formazione Kessy e Mark. Emma e Blaise sono tornati dopo aver fatto la prima professione. A Nairobi c'è Florian, e un altro gruppo di aspiranti congolesi. Grazie alle Sorelle canossiane, molti giovani chiedono di potersi unire a noi. Il discernimento non è semplice e chiede persone e spazi; c'è bisogno di investire nella formazione, non solo nella casa di Nairobi, ma anche qui a Mwanza: nel terreno acquistato vicino alla parrocchia sogniamo di costruire una casa di formazione spirituale e canossiana, il noviziato.
Insomma, ci stiamo dando da fare per il futuro della nostra missione in Africa. Tutto questo non sarebbe stato e non sarà possibile, lo diciamo ancora una volta con gratitudine sincera, senza l'aiuto di tanti amici e benefattori che credono con noi e obbediscono attraverso di noi al comando di Gesù "Andate in tutto il mondo e annunziate il vangelo! ... qualunque cosa avrete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me!".
p. Andrea Berno
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