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da "IL FOGLIETTO" ANNO 77 - N.1 - Gennaio-Marzo 2008
CHI E' IL POVERO!
Credo sia giusto iniziare con un ringraziamento di cuore ai padri e sorelle canossiane che durante il mio viaggio in Filippine mi hanno ospitato e soprattutto seguito nella scoperta della realtà filippina.
Sono partito dall'Italia senza un'idea precisa di ciò che avrei visto una volta arrivato nelle Filippine, ma con la certezza che finalmente sia io che mio padre avremmo conosciuto la vita missionaria di mio zio Padre Carlo Bittante. Ricordo il forte impatto, in parrocchia a Tondo (Manila) proprio in occasione dei preparativi per la festa parrocchiale, nel vedere così tanta gente, specialmente bambini, unita da un sorriso solare e puro, in così poco spazio. Una frase questa che ho avuto modo di condividere anche con il Cardinale, poco più in là, per la benedizione del terreno di 12.000mq donato alla diocesi.
Nella prima settimana ho avuto modo di visitare le Filippine da turista, scoprendo così una terra veramente ricca di bellezze naturalistiche. Di cose da dire, poi, ce ne sono un'infinità; quella comunque che mi ha segnato e insegnato di più è stata la visita, mercoledì delle ceneri, alla Smoking Mountain. Siamo partiti nel primo pomeriggio, dopo che più volte ho chiesto a P. Carlo se fosse il caso o meno di andarci, se fosse pericoloso, se fosse una cosa azzardata portare la macchina fotografica. Rispostomi con il suo modo tranquillizzante ma molto vago, ho ceduto e quindi ci siamo incamminati in questa nuova esperienza.
Arrivati nel cuore della Smoking Mountain, tra un centinaio di baracche fortuite in lamiera, senza acqua né luce, sedute in un letto fumante di immondizia, ho visto con stupore volti privi di quella cattiveria che pensavo vestisse la miseria. Nell'immediato mi si è piombata addosso una bambina che ha iniziato a farmi la festa cercando di salirmi in braccio, lasciandomi un unto che sembrava colla. Non riuscivo a darmi spiegazione a così tanta attenzione su di me se non quella di avere in cambio dei soldi.
Poco prima di congedarci, mentre mio zio P. Carlo distribuiva del pane ai più piccoli, lei era ancora lì con me, con le mani rivolte al cielo. L'ho presa in braccio e lanciandola in alto abbiamo giocato per un paio di minuti. E' stato lì che ho capito che aveva solo bisogno della mia attenzione, del mio affetto, del mio tempo; non le importava nient'altro. Come disse Madre Teresa di Calcutta: "La malattia più diffusa quest'oggi non è la lebbra o la tubercolosi, ma un sentimento di sentirsi rifiutati e trascurati da tutti. Il peggiore dei mali è la mancanza di affetto e di attenzione, la terribile indifferenza verso chi è vittima dello sfruttamento, della corruzione, della povertà e delle malattie."
Ancora adesso vedo i suoi occhi nei quali ho trovato nella mia ricchezza materiale spesso superflua, tutta la mia povertà di spirito e di valori, provando invidia per quella serenità d'animo che nella loro miseria riescono ad avere. Nelle Filippine ogni giorno la gente non si lamenta ma ringrazia Dio per un pugno di riso. In posti come la Smoking Mountain non sempre però hanno questa fortuna, senza parlare poi della salute e dell'istruzione.
I nostri missionari, con l'aiuto dei benefattori, hanno scelto di privarsi di tutto ciò che non era indispensabile per abbracciare il progetto di dare dignità a questo popolo, schiacciato dal potere di quei pochi che lo sfruttano per rimanere tali, e formare nuovi padri filippini per l'inevitabile passaggio di testimone. Ho avuto il piacere in questo viaggio di poter vedere dei grandi progetti a riguardo: quelli consolidati come il seminario a Manila, le parrocchie a San Pablo e a Nepo con rispettiva scolarship, primo soccorso ai più bisognosi, oratorio; altri invece in fase di ultimazione come Alfonso, il nuovo seminario di filosofia a Cagayan de Oro e un asilo con educazione alimentare alla Smoking Mountain; e infine altri ancora in carta come il terreno di 12.000mq in parrocchia, futuro centro giovanile sognato per i tanti ragazzi e bambini che non hanno spazio se non in mezzo alla strada.
Queste due settimane sono state ricchissime di emozioni e riflessioni, un'esperienza che spero di portarmi dentro per molto tempo ancora, e, perché no, nelle mie possibilità di sviluppare ancora; un'esperienza, ora che sono di nuovo in Italia, che mi ha regalato la voglia di una vita umile, non vista nel sacrificio ma basata nella riscoperta di quei valori che rendono la vita viva e non vissuta e che danno importanza all'essere e non all'apparire.
Bittante Davide
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