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da "IL FOGLIETTO" ANNO 77 - N.1 - Gennaio-Marzo 2008

IGOMA - MWANZA (TANZANIA)

Carissimi,
la vita alla nostra missione va avanti bene. Vorremmo raccontarvi tanto: in questi mesi abbiamo vissuto tante cose belle da condividere.
Ci affidiamo per un po' di cronaca al nostro diario della comunità:
1 gennaio 2008: oggi p. Thomas viene presentato dal Vescovo come nuovo parroco della parrocchia "S. Josephina Bakhita". Canti e balli in onore del nuovo parroco e per ringraziare p. Andrea per i suoi due anni di servizio generoso in parrocchia. Ora p. Andrea sarà più libero di seguire le opere di carità della missione e per iniziare a pensare alla formazione dei giovani che chiedono di diventare canossiani.
7 gennaio: arrivano gli operai ed aprono il cantiere per costruire la sala polifunzionale che sarà utile per le attività della parrocchia.
22 gennaio: stamattina finalmente dopo una lunga attesa ed un preoccupante ritardo la pioggia è arrivata abbondante. La gente è felice perché dicono che basti per poter iniziare a piantare il riso. Anche noi siamo felici e ringraziamo il Signore insieme a loro.
24/25 gennaio 2008: in questi giorni teniamo un seminario di formazione per gli insegnanti cattolici che abbiamo in parrocchia. Partecipano una cinquantina di persona. Molti sono giovani e mostrano tanto entusiasmo.
26 gennaio: oggi c'è stata tutto il giorno "baraza kuu la parokia", una specie di stati generali della parrocchia. Tra presidenti di associazioni, rappresentanti dei vari gruppi, consiglieri, viceconsiglieri e delegati, hanno partecipato un centinaio di persone.
27 gennaio: da oggi a causa del cantiere aperto teniamo chiusi ai bambini e ai giovani i cancelli che portano nei campi di calcio. E questo pomeriggio domenicale sembra davvero strano e triste senza le voci festose dei ragazzi.
30 gennaio: questo tranquillo mercoledì per noi è giorno di festa perché arriva dall'Italia p. Gianluigi Andolfo, il nostro vicario generale. Lo accogliamo come qui si accolgono gli ospiti, come una benedizione del Signore …
3 febbraio: celebriamo questa domenica la festa parrocchiale in onore di S. Bakhita. La messa solenne l'ha presieduta p. Gianluigi che ha esibito un kiswahili eccellente dopo solo tre giorni di esercizi di lettura.
7/9 febbraio: visita pastorale alla parrocchia del nostro Vescovo Anthony Mayala.
17 febbraio: P. Andrea parte per Nairobi. Resterà lì un mese per sostituire p. Joseph che verrà da noi per un seminario con alcuni giovani che desiderano unirsi al nostro istituto. Oggi la gente in chiesa ha ringraziato il Signore per le piogge di questi giorni e ha pregato perché i semi del raccolto possano essere fecondi …
18 febbraio: oggi si apre un altro cantiere. Non ci sembra vero. Abbiamo la missione piena di gente che lavora dalle otto di mattina alle otto di sera.
19 febbraio: oggi altri ospiti, altra benedizione: arrivano dall'Italia Patrizia e Annalisa dell'Associazione Smile di Rovigo. Ci portano notizie, gioia e tanta voglia di poter aiutare la nostra gente.
2/10 marzo: stanno con noi in questi giorni sei giovani che desiderano diventare canossiani. Li accogliamo con gioia e con speranza. E con un po' di fantasia ce li immaginiamo fra qualche anno a lavorare qui insieme a noi per il regno del Signore …
Ecco qualcosa dal nostro diario, "appena qualcosa" di giornate sempre nuove e belle, momenti qualche volta faticosi, di persone incontrate, di storie sentite, di gioie e di dolori condivisi, di cose semplici che lasciano intravedere l'opera della grazia del Signore nel cuore degli uomini e nelle vicende di questa nostra storia.
I lavori per le costruzioni vanno avanti bene. Si tratta di costruire una sala polivalente, alcune case famiglia per orfani e una scuola materna. Se il cantiere continua così, per Pasqua dovremmo avere due fabbricati finiti. In questi giorni i muratori stanno tirando su i muri della sala polivalente; oltre alla sala avremo alcune stanze che vogliamo adibire ad ambulatori (dentistico, oculistico e fisioterapico). Anche i lavori per i campi da gioco vanno avanti, un po' più lenti. Il posto dove stiamo è pieno di macigni di granito, e per livellare il terreno ci vuole un sacco di lavoro. Ma speriamo che a maggio, per la festa della nostra Maddalena, potremo di nuovo aprire la missione per i tanti ragazzi e giovani della parrocchia. È già preparato, poi, il terreno su cui in questo mese di marzo inizierà la costruzione della casa famiglia per orfani secondo il progetto approvato e finanziato dagli "Amici di Igoma" di Grezzana" (VR). Il posto che abbiamo trovato per la casa è veramente l'angolo più bello della missione: un verde giardino di manghi e banani abbellito da grossi macigni di granito. Su uno di questi macigni - speriamo come la casa sulla roccia! - sorgerà la casa-famiglia.
Queste sono le notizie che riguardano le pietre e i muri. Forse le notizie più facili da dare. Più complicato dire come stiamo accompagnando queste costruzioni pensando al futuro e soprattutto ai destinatari di queste opere. Stiamo cercando di rivolgere le nostre attenzioni ai più poveri. In una condizione generalizzata di miseria come c'è qui a Igoma sembra quasi paradossale parlare di "più poveri". Eppure ci sono.
Più poveri sono quei tanti ragazzi e bambini che hanno perso i genitori (soprattutto per l'aids) e che vivono da parenti con grosse insicurezze che riguardano per lo più la salute e l'istruzione.
Più poveri sono questi parenti, soprattutto nonni, che pur vivendo essi stessi negli stenti (lo Stato non ha ancora organizzato la previdenza sociale e gli anziani lavorano fino a quando la salute e la forza fisica glielo permettono, dopo sono costretti a chiedere aiuto ai figli e ai parenti) accolgono in casa i nipoti e si danno da fare in mille modi per assicurare loro il cibo e la scuola.
Più poveri sono i portatori di handicap, e sono tanti!, costretti a mendicare perché incapaci di lavorare e perché qui non esiste pensione d'invalidità.
Più poveri sono quei giovani con intelligenze vive e creative e pieni di talenti, costretti a sognare come il massimo vertice da raggiungere nella vita un lavoro in un ufficio statale.
Più poveri sono quelle tante persone che, pur vivendo con dignità e senza lamentarsi, per la durezza della vita non riescono ad affrontare la cura della malaria o di una infezione intestinale perché non hanno i pochissimi soldi che servono per acquistare le medicine.
Qualche volta, quando stiamo di fronte a questi "più poveri", ci assale lo scoraggiamento perché si vorrebbe dar loro perlomeno una speranza concreta, una parola vera, un piccolo sostegno per andare avanti. Si capisce che i problemi sono più grossi rispetto a quel poco che possiamo fare noi. Si è costretti quasi sempre a mettere un cerotto su una cancrena. Bisogna agire con prudenza, a volte sfiancante, per non generare nella nostra missione meccanismi di assistenzialismo. Ed è difficile rispondere nel modo più giusto a tutte le emergenze in un territorio di settantamila abitanti.
Nonostante questo, restiamo sempre stupefatti guardando la tenacia e la forza della nostra gente, soprattutto delle donne, delle mamme. Lavorano e vivono e generano nella miseria ma senza paura. Non si respira tristezza qui a Igoma. La gente durante il giorno lavora duro e si industria per guadagnare qualcosa e la sera canta e danza. Noi li sentiamo in lontananza, da casa nostra. Non pensiamo sia solo evasione. Cantano e danzano, perché nonostante tutto, sono persone felici. Piene di problemi, ma felici. Forse noi non riusciremo mai a capire come questo sia possibile. Intanto condividiamo con loro la fede e quel poco che abbiamo, e vediamo che questo è accolto con gratitudine. Senza pretendere di capire troppo.
E poi ci consola il fatto che la cosa più bella del nostro ministero e della nostra missione sia condividere il senso di un futuro che è promettente perché è indirizzato nella prospettiva del regno del Signore. Non sappiamo certamente se la nostra parola o i nostri pochi spiccioli costruiranno qualcosa di stabile nella vita di questa comunità cristiana. Stiamo seminando solamente. Che la forza della Risurrezione possa dar vita e futuro anche alla nostra povera opera missionaria noi lo speriamo di cuore e con fede. E crediamo che le apparenti contraddizioni che stiamo vivendo - miseria e gioia, povertà della missione e ricchezza della speranza, cerotti e cancrene - si risolveranno nel gesto che condivide, nella accoglienza semplice, nel sorriso di una nonna che dopo una giornata passata sotto il sole a spaccare pietre è capace di augurare con il suo volto nero bello e sorridente «usiku mwema, tutaonana kesho Mungu akipenda!»: buona notte, ci vediamo domani a Dio piacendo!
In questa nostra missione naturalmente ci siete anche voi tutti, fratelli, sorelle, amici, con i quali abbiamo condiviso insieme un po' di cammino o dei quali sappiamo appena il nome e che ci sostengono nell'opera con il loro aiuto … Anche se non possiamo essere fedeli ad una comunicazione puntuale e costante sappiate con certezza che ci siete anche voi qui con noi. Ci siete nella preghiera al Signore e nel ricordo gioioso di tanti momenti condivisi, ci siete nella riconoscenza nostra e della nostra gente, ci siete perché questa piccola missione cristiana di Igoma è missione della chiesa e quindi anche missione vostra.

p. Andrea Berno, p. Thomas Ngassa Shija, p. Mimmo Spatuzzi

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Momento di festa davanti alla chiesa















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I Padri Gianluigi e Thomas















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Si scavano le fondamenta della nuova casa































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